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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Sfiducia, media e potere: la lettura critica di Antonio Marsico

La voce di chi non si sente rappresentato: il pensiero di Antonio Marsico e l’urgenza di una cittadinanza più vigile C’è un’Italia che non urla nelle piazze, ma ha tanto da dire . Un’Italia che si sente tradita, ignorata, lasciata ai margini. È l’Italia che Antonio Marsico rappresenta con parole dure, a tratti estreme, ma che raccontano un disagio reale: quello di chi non si riconosce più nelle istituzioni, nei media, nel sistema economico. Marsico parla con toni accesi, ma la sua critica non è solo rabbia: è il riflesso di una parte del Paese che si sente trascurata, non ascoltata, talvolta persino tradita. Secondo la sua visione, chi detiene il potere non rappresenta più il popolo, ma appare come un ingranaggio di meccanismi più grandi, difficili da decifrare. Una sensazione di “manovra dall’alto” che, pur non trovando conferme nelle fonti ufficiali, racconta un malessere reale: quello di chi non si sente protagonista del proprio destino civico. La sua critica ai media è altrettanto ...

Alessandro Bencivenga e il coraggio di raccontare ciò che brucia

“L’invisibile filo rosso” è un film che nasce da un’urgenza, da una ferita ancora aperta nella memoria italiana, e Massimo Bonetti lo racconta con la calma di chi ha attraversato davvero quel dolore. Nelle sue parole si percepisce subito che questa non è un’intervista qualunque: è un viaggio dentro un frammento di storia che Alessandro Bencivenga ha voluto riportare alla luce con una sensibilità rara. Il manicomio di Pergine, le vite spezzate, le ingiustizie taciute, l’ascesa di un giovane Mussolini ancora in bilico tra ideali e incendi interiori: tutto torna a respirare attraverso il personaggio di Giovanni Anesini, interpretato da Bonetti con una lucidità che fa male. Questa introduzione è il varco: da qui si entra in un racconto che parla di memoria, di coscienza, di cinema come atto necessario. Ci può fare una breve introduzione de “L’Invisibile filo rosso”? “ L’invisibile filo rosso” nasce dalla volontà di quello che considero un grande regista, Alessandro Bencivenga , che sentiva...

Dai Taviani a Strehler: un viaggio dentro la grande regia

Massimo Bonetti è uno di quegli interpreti che hanno attraversato il cinema italiano con una presenza silenziosa ma inconfondibile, costruita sulla verità, sull’ascolto e su una dedizione totale al mestiere. Attore di teatro, cinema e televisione, allievo e collaboratore di alcuni tra i più grandi maestri del nostro Paese, Bonetti ha fatto della sincerità interpretativa la sua cifra distintiva: non “porta qualcosa” nei personaggi, ma li attraversa donando loro tutto sé stesso, pensieri, stati d’animo, modo di guardare il mondo. In questa conversazione ripercorre il suo metodo di lavoro, gli incontri che gli hanno cambiato la vita – dai fratelli Taviani a Strehler – l’esperienza dietro la macchina da presa e il rapporto con un tempo che, per lui, non è mai un avversario, ma un compagno di viaggio. Quanto di lei porta nei personaggi che interpreta e come costruisce la sua verità scenica? Allora, nei personaggi che io interpreto non c'è una parte di me, addirittura c'è tutto me , ...